Koinonia Luglio 2022


RIAPPROPRIARSI DELLO STUPORE?

 

Impossibile ritornare al privilegiato spazio dell’infanzia ! Tempo di piena sintonia tra corpo e spirito. La curiosità non è ancora scissa, lavora unita, pervasa dalla armonia meravigliosa che ogni elemento  dell’universo emana, e ne è felice.

Ogni esperienza conferma l’emozione magica contenuta nel caos della diversità e l’Io ne diventa un commosso e consapevole testimone. La sensibilità dell’Io inizia a scoprire la propria natura, predisposta a realizzarsi amando la vita.

L’infanzia scopre lo stupore come valore conoscitivo, sarebbe grave non riconoscerlo. L’Odissea umana deve trovare un senso che vada oltre il vivere ed il morire. Fatica, dolore e paura sono prove pesanti che non devono schiacciare la speranza e il sorriso; l’uomo vuole ritrovarli.

Molti poeti e letterati incoraggiano la parte positiva dell’uomo: “Fatti non foste a vivere come bruti”. Anche Seneca preferisce la misteriosa via della speranza piuttosto che le innumerevoli argomentazioni sulla sofferenza. La scelta è una questione di apertura mentale.

Tutto può essere capovolto, anche la morte in vita. La natura, sempre prodiga di meraviglie, sa incuriosire l’uomo, che ne coglie le più evidenti. Una di queste, su cui riflettere, è il fenomeno importante della metamorfosi.

Un piccolo seme insignificante cela un ambizioso progetto: diventare un albero enorme carico di frutti.

Pure il piccolo uovo umano, il più complesso tra milioni di specie, vuole informarsi sulla sua identità. È proteso ad incontrare e conoscere non solo il padre biologico ma anche quello divino che lo ha generato con uno spirito di amore.

Perchè la logica razionale rifiuta l’assurdo fantastico? Eppure molti, forse i folli, i disperati, i coraggiosi accettano la soluzione liberatoria di un uomo chiamato Gesù che è risorto; l’unico maestro radicato nello stupore e nella speranza.

Il centurione vedendo Gesù morire sulla Croce si stupisce del Suo grido di abbandono a Dio Padre con la stessa fiducia con cui ha vissuto. Di fatto la fragilità umana, assetata di felicità, diventa aggressiva ed umanamente ingestibile senza un raccordo potente e creativo con il divino.

Tutti sono concordi nell’aspirare al proprio benessere personale, fisico e spirituale, ma non è automatico accettare quello degli altri. L’uomo deve educarsi a rispettare ed apprezzare la diversità altrui. Amorevolezza, pazienza e tempo sono virtù di un balzo qualitativo: un sogno di sinergia consapevole con il divino. È il tam-tam infantile che lo annuncia, da sempre, con semplicità gioiosa.

 

Ornella Reni

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