Koinonia Settembre 2018


Il P.Giovanni Calcara ricorda Filippo Intili

ucciso dalla mafia il 7 agosto 1952

 

Filippo Intili, segretario della camera del lavoro di Caccamo, dava fastidio alla mafia per la rivendicazione dell’applicazione del decreto del ministro Gullo per l’equa distribuzione del raccolto, il sessanta per cento al mezzadro e il quaranta al proprietario. Inoltre, era in procinto di candidarsi come capolista del Pci alle elezioni comunali di Caccamo. In contrada Margi, un monte di Caccamo, dove lavorava presso un’azienda agricola, il 7 agosto 1952, dopo che il figlio Benedetto si era avviato verso Caccamo con i muli carichi di sommacco, Filippo Intili venne ucciso e tagliato in due a colpi d’accetta dalla mafia che imperava in quegli anni nel mandamento più potente della Sicilia.

Il suo corpo rimase a terra per circa 24 ore, fino all’arrivo dei carabinieri, e fu vegliato da Liborio Calcara, poi fu portato al cimitero di Caccamo e seppellito nella nuda terra al posto n. 50.

 

Filippo Intili, bersaglio colpito!

 

I martiri/testimoni, come Filippo Intili, con il loro sacrificio, sono capaci di lasciare il solco della loro presenza e delle loro scelte di vita.

 Alla luce della sua radicale scelta del bene, della giustizia e della legalità di fronte all’arroganza mafiosa, Filippo Intili, ci offre ancora oggi motivi per riflettere sull’importanza anche per noi a compiere la scelta di decidere da che parte stare.

Paradossalmente per Intili fu chiaro comprendere chi erano gli ostacoli per la realizzazione della riforma Gullo sulla divisione del raccolto del grano tra i proprietari e coltivatori della terra. D’altronde come sindacalista già aveva avuto il coraggio di esporsi a possibili ritorsioni, non scendendo a compromessi di nessun genere.

Per noi, forse, non è così!

Cosa dire di tanti che hanno scelto la cosiddetta “antimafia” solo come opportunità per fare carriera in politica e negli apparati gestionali di enti pubblici e privati? Come individuare la “zona grigia” di politici, professionisti, impiegati, gestori di fondi d’investimento che sono il motore che produce potere ed enormi ricchezze per Cosa Nostra?

 Intili va ricordato e il suo martirio di sangue costituisce la certezza per tutti quelli che credono che, solo, attraverso la giustizia e la legalità, è possibile costruire un futuro pulito ed onesto, per le giovani generazioni. Tutto questo non può avvenire solo attraverso le manifestazioni che ricordano i vari eccidi e le relative dichiarazioni di “rito” che lasciano dietro soltanto la sensazione della ritualità fine a se stessa.

 Di fronte al crescente divario tra ricchi e poveri, giovani e anziani, donne e uomini, lavoratori stabili e precari o alle statistiche che dicono che dal 2002 al 2016 dal meridione d’Italia sono emigrati 1.883.872 residenti che non sembrano interessare nessuna istituzione tanto da far scomparire dall’agenda politica ed ecclesiale tali emergenze, ci chiediamo: - come evitare ogni forma di “collateralismo” con gli attuali sistemi di poteri legali ed occulti?

 - quali percorsi da intraprendere per dare senso a una scelta come quella di Intili per guidare l’azione di chi agisce per i diritti della persona?

 - come dare speranza e certezze a tutti quelli che vorrebbero fare scelte “alternative” all’attuale subordinazione ai poteri politici, massonico-mafiosi e dello Stato, alle volte “deviati” e venuti a compromesso con Cosa Nostra?

- quali condizioni bisogna creare perché il lavoro, come insegna papa Francesco sia “onesto, giustamente retribuito, sicuro e libero” sia la prima preoccupazione della politica e del mondo dell’economia?

 Finchè nessuno avrà il coraggio di riconoscere che non è più il momento di scaricare le colpe sugli altri, ma di riconoscere le proprie omissioni di fronte a questioni come i diritti della persona umana di fronte ai quali non sempre si è agito liberi da condizionamenti e paure, rimanendo equidistanti e alle volte succubi di paure di ritorsioni di fronte a prezzi ritenuti troppo alti da pagare non è possibile nessun cambiamento di rotta. Così invece di centrare l’obiettivo come ha fatto Filippo Intili, diventiamo noi l’obiettivo di tutto quel sistema di mentalità omertosa e, quindi non cristiana, che non rende la dignità della persona e delle sue legittime aspirazioni.

Filippo Intili diede la testimonianza più grande di come ogni azione buona e legale, se vera, non può non tenere conto che il prezzo da pagare può essere anche la propria vita. Oggi se siamo qui a ricordarlo, è perché la sua vicenda umana può aiutare tutti ad essere come lui, capaci di non fermarci mai di fronte agli ostacoli, ma di cercare i modi per poter essere liberi di agire secondo il Bene Comune per un’autentica azione di liberazione della nostra terra da tutto quello che impedisce il progresso economico, il riscatto morale e l’affermazione di un umanesimo integrale.

Filippo Intili ha colpito il bersaglio? E noi?

 

P. Giovanni Calcara, o.p.

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