21 aprile 2019 -  DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO C)

 

Eugène Burnand: Giovanni e Pietro accorrono al sepolcro di Gesù dopo la resurrezione (1898)

 

 

PRIMA LETTURA (Atti degli Apostoli 10,34.37-43)

 

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.

E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.

E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

 

 

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 117)

 

Rit. Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.

 

Rendete grazie al Signore perché è buono,

perché il suo amore è per sempre.

Dica Israele:

«Il suo amore è per sempre».

 

La destra del Signore si è innalzata,

la destra del Signore ha fatto prodezze.

Non morirò, ma resterò in vita

e annuncerò le opere del Signore.

 

La pietra scartata dai costruttori

è divenuta la pietra d’angolo.

Questo è stato fatto dal Signore:

una meraviglia ai nostri occhi.

 

 

SECONDA LETTURA (Colossési 3,1-4)

 

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.

Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

 

 

VANGELO (Giovanni 20,1-9)

 

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

 

 

In altre parole…

 

Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte

e ha fatto risplendere la vita e l'immortalità

per mezzo del vangelo (2Tim 1,11)

 

Non liberato dalla morte perché ha vinto,

ma ha vinto la morte perché libero

 

All’indomani della sepoltura, alcune donne vanno al sepolcro spontaneamente, fornite di unguenti per onorare e imbalsamare il corpo del loro Gesù, e diventano sue ambasciatrici presso i condiscepoli uomini, che si muovono solo dopo la notizia choc di un possibile trafugamento della salma. Giovanni ci dice, con riferimento a Pietro che “correvano insieme tutti e due...”, tanto che uno arriva prima dell’altro, a dimostrazione di una spinta interiore diversa che li anima. Stranamente è più l’assenza che la presenza di quel corpo a sollecitarli!

 

D’altra parte, dalle donne avevano ricevuto la precisa imbasciata affidata loro dall’angelo: quella di andare in Galilea dove anch’essi avrebbero visto colui che non era più lì e che non andava cercato tra i morti. In ogni caso, sembra vogliano sincerarsi anche loro dei vaneggiamenti delle donne, e da qui la corsa alla tomba, che si rivela decisiva, almeno per Giovanni. Vuol dire che non siamo in presenza di un fenomeno di suggestione collettiva, ma ciascuno ha i suoi tempi per aprire gli occhi sull’accaduto e su come stanno le cose. In faccende di fede non siamo sincronizzati e omologati.

 

Il fatto di trovare bende e sudario perfettamente in ordine insospettisce i due. Ma l’altro discepolo, quello che Gesù amava, pur avendo visto all’arrivo i teli posati là senza peraltro entrare nel sepolcro, ora entra anche lui dopo Pietro, e in questo preciso momento vede e crede: crede in ciò che non avevano ancora compreso delle Scritture, “che cioè egli doveva risorgere dai morti”. Una luce nuova su quanto sapevano per sentito dire!

È  qui il momento decisivo ed indicativo per tutti, tanto è vero che Giovanni ne fa quasi il leit-motiv o filo conduttore del suo vangelo (che potremmo leggere anche in questa ottica). Siamo portati a dire che per quanto egli fosse il discepolo amato dal Maestro e per quanto insieme agli altri fosse tra i suoi seguaci, il salto di qualità rimaneva sempre da fare. È così del resto anche per ciascuno di noi, in tempi e modi che non sono gli stessi per tutti, come il Risorto dirà a Tommaso: “Non essere più incredulo ma credente!” (Gv 20,27). Una conversione radicale deve sempre avvenire all’interno della stessa fede, quando questa è solo confessione e prassi religiosa indotta!

In che senso? Nel senso di comprendere la Scrittura, “che cioè egli doveva risorgere dai morti”: è quel comprendere la Scrittura a cui stiamo cercando di andare proprio per provocarci al credere E questo prima di approfondimenti esegetici, spirituali e morali, lasciando che attraverso di essa lo Spirito ci faccia sentire la sua voce e susciti in noi l’obbedienza della fede. Sì, per rendersi conto che egli doveva risorgere dai morti e per prendere atto che ciò era ormai un fatto compiuto e irreversibile, qualcosa che cambiava la storia dell’umanità come l’acqua cambiata in vino!

Possiamo osare solo qualche parola riguardo a questo fatto, che viene detto “giorno fatto dal Signore” e che è la risposta di vita data da Dio a chi sa dare solo morte: “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa”. Le morte è stata in effetti “l’ultimo nemico ad essere annientato!” (1Corinzi 15,26), appunto “per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l'inimicizia” (Efesini 2,16). “Per mezzo della croce” dunque: non dobbiamo pensare a qualcosa di inafferrabile e di ultra-terreno, ma è solo questione di lacrime e sangue: una lotta quotidiana senza quartiere a 360° contro ogni forma di inimicizia. Quella lotta che forse dovremmo condurre anche noi a tutti i livelli, ma davanti alla quale ci ritroviamo incapaci e inadeguati.

Dopo però che Qualcuno ce l’ha fatta, e se noi riusciamo a farne tesoro, non ci rimane che tentare di stargli dietro e fare nostra la sua lotta, perché diventi nostra la sua vittoria. Perché questo avvenga, bisogna farsi solidali con la passione del Risorto e con quanto lo porta alla vittoria. Mi pare di capire - ed oso dire - che egli è libero anche dalla morte, oltre che nei confronti di tutto e di tutti, non perché ha vinto, ma che ha vinto perché libero! La sua arma era la sua libertà interiore!

Sì, è la libertà della verità, che se da una parte lo espone alla disfatta, dall’altra è potenza di resurrezione: perché è la verità del Padre, a cui egli dice: ”La tua parola è verità” (Gv 17,17). Qualcosa che noi possiamo dire a Cristo-verità, per avere tutta la sua libertà!  È chiaro che non si tratta di operazioni mentali ma di processi vitali! Non sono pie considerazioni, ma desiderio di vedere per credere, nel senso di aprire gli occhi su quanto è scritto da sempre per la nostra salvezza.

È quanto sembra sia avvenuto anche a Pietro, oltre che a Giovanni, quando ripercorre quanto “è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea”, fino a rendersi conto che “a lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome”. E questo perché “Dio era con lui e lo ha risuscitato il terzo giorno”, ciò di cui è testimone in modo nuovo: non più soltanto per essere stato spettatore “di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme”, ma soprattutto per aver “mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti”,  e anche perché consapevole del fatto che “ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio”.

Anche se il discorso si allunga, non possiamo sorvolare su questi punti, che sono la struttura portante e la stessa ragion d’essere di una chiesa, che si senta risorta con Cristo nella speranza, ma che per il momento è morta con lui come nascosta in Dio. Solo quando Cristo si manifesterà, anche noi appariremo con lui nella gloria! È la condizione di battezzati, che è di incorporazione al Cristo Signore, prima che essere qualifica confessionale o fatto di appartenenza sociale. Come leggiamo in Romani 8,21, si tratta dell’impazienza di “entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio”: di ritrovare la nostra piena libertà!

 

È a questa libertà che bisogna aspirare sostenendoci vicendevolmente, possiamo avere “la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo” (Luca 21,36). Oggi, Giovedì santo, mi chiedo se il senso profondo di questo mistero che ci abita debba risultare da qualche solenne apparato liturgico, e non piuttosto dalla capacità di celebrare la nostra liberazione, perché “se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero” (Giovanni 8,36).

Alberto Bruno Simoni


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