Introduzione Forum 546

Pistoia, 1 gennaio 2018

Cari amici,

un saluto di pace e auguri di bene, ripetendoci a inizio anno “Ma viene un tempo ed è questo!”. Ed ecco come Raniero La valle ha concluso la sua relazione il 2 dicembre a Roma: “Dunque queste quattro cose: Interdizione della guerra, ius migrandi, nuovo nomos della terra, abbraccio al Padre in spirito e verità; sono quattro cose difficili, perché comportano che molte altre cose cambino con loro, le culture e le religioni, l’economia e la politica, ma non sono impossibili, sono nell’orizzonte del tempo che viene, del tempo a cui, col resistere agendo, dobbiamo aprire la strada. E non solo con le parole, con gli appelli, con le firme, che pure sono importanti ma, come ci ammoniva Bonhoeffer dal carcere di Tegel, d’ora in poi penserete solo ciò di cui risponderete agendo, e si potrebbe aggiungere: d’ora in poi spererete solo ciò che concorrerete a far accadere agendo”.
L’intervento di Mauro Castagnaro ha dato indicazioni operative perché questo coinvolgimento possa andare in porto. A Mauro chiesi di mettere per iscritto quanto aveva detto, ed ora possiamo disporre delle sua indicazioni, sia su Koinonia 1/18 e sia in questo Forum. Ma l’orizzonte teologico in cui muoversi è stato delineato da Giuseppe Ruggieri, con significativi accenni a quanto è avvenuto col “Documento Kaiòs Sudafrica”, che ci ha rimandati all’analogo “Documento Kairòs Palestina”. E’ in questo quadro che avanziamo sommessamente l’ipotesi di lavoro “Kairòs Italia”, come invito a valutare la praticabilità di una operazione simile, perché sempre di liberazione si tratta quando c’è da reinventare un nuovo rapporto tra Vangelo e Paese. Forse il momento è quello giusto per ripensare l’Italia in chiave evangelica, che vuol dire anche ripensare la Chiesa italiana in ordine al suo compito storico in questo momento. E’ una chiamata rivolta a tutti e una risposta può venire da tutti!
Il nuovo numero di Koinonia nasce con questo proposito, peraltro tutto da chiarire; in ogni caso abbiamo già un logo, come quando si sceglie il nome del nascituro prima ancora di imporglielo! Vuole essere un segnale di direzione e di riconoscimento tra quanti intendono mettersi all’opera e darsi una mano per arrivare a maturare una attitudine di fede e visione evangelica capace di sviluppare e promuovere azioni di giustizia e di pace. Inutile dire che il problema è culturale e teologico, anche se questo non viene riconosciuto. Come quando, ad esempio, l’amico Luca Kocci, sul manifesto del 29 dicembre, torna a ripetere – riguardo alla “rivoluzione Bergoglio - che “sono cambiate la percezione e la prassi, con il lento spostamento dal primato della Verità (i “principi non negoziabili”, non archiviati ma collocati in seconda linea) alla centralità delle questioni sociali (migranti, ambiente, disarmo). Per la Chiesa cattolica non è poco”. Come si fa a liquidare il problema-verità con i “principi non negoziabili”, che ne sono il tradimento?)
In attesa di qualche riscontro a questo segnale, abbiamo già Domenico Gallo e Raniero La Valle che ci aprono scenari da tenere presenti nel tentativo non di fare cristiana l’Italia - nel senso di nuova cristianità – ma di rendere italiana la Chiesa in una nuova inculturazione. Il momento sembra propizio per un ripensamento totale, ed anche il discorso del Presidente della Repubblica di ieri si presta a qualche riflessione. Infine, un breve accenno di Vittorio Bellavite alla “Chiesa delle genti” è significativo, anche perché viene da Milano. Nessuna illusione, dunque, ma se son rose…
Grazie della vostra libera attenzione e un rinnovato saluto di pace.

Alberto


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