Introduzione Forum 505

Pistoia, 6 gennaio 2017

Cari amici,

non so se almeno per qualcuno posso consentirmi riflessioni personali a voce alta! Sono infatti il primo a chiedermi, in questa apertura d’anno nuovo, se abbia ancora un senso continuare l’avventura di Koinonia, quando davanti abbiamo un mondo tutto da decifrare e allo sbando, e mentre la stessa barca di Pietro sembra affondare in un mare in tempesta nonostante il suo timoniere. La risposta è negativa se i parametri sono quelli convenzionali di “rivista”, di iniziativa e di proposta in un quadro di riferimento preciso e convenzonale. Sì, invece se teniamo conto proprio del fatto che siamo in alto mare senza un porto dove approdare, se non quello della speranza viva.
E’ una situazione che ci riporta alla natura stessa di Koinonia, che non nasce come impresa editoriale e culturale, né come evento accademico, così come non ha una configurazione ecclesiale ben definita nel panorama degli anni ’70 (possiamo ricordare mons.Bartoletti e il Convengo ecclesiale di Roma!). E’ semplicemente il prodotto spontaneo di una funzione che ha creato il suo organo: una funzione che va sotto il nome di ”stoltezza della predicazione”, non come esercizio interno ad un sistema pastorale standard, ma come strumento originario per la nascita della chiesa in ogni tempo.
La scelta non era di qualche sistema di pensiero (la sapienza dei greci) o di simboli istituzionali (i “segni” dei giudei) per realizzare aggregazioni sia pure alternative: è stata invece quella di una comunicazione povera, sullo stesso piano, in reciprocità e senza leaderismi e dirigismi. Naturalmente non sono mancate intorno attese di sapienza e di segni, per cui ciascuno alla fine ha seguito il suo spirito verso approdi più gratificanti. Non è un caso che a questo proposito il ricordo va spesso a quanto don Milani diceva a Pipetta “Ma il giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò”. In effetti siamo rimasti al punto di partenza e la posta in gioco è quella di sempre!
Quella di don Milani in fondo è la stessa lezione di Paolo che fa la differenza rispetto a tutte le versioni storiche di cristianesimo: “Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dov'è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. ( 1Cor 1,20-25).
Non è qui la roccia su cui si edifica la chiesa di Dio? Non è qui il punto di forza dell’annuncio evangelico di salvezza? Ma allora è anche qui la sfida della evangelizzazione così come la stiamo vivendo al di là di formule di maniera, tant’è che tutto il discorso di riforma verte sostanzialmente per noi sulla riforma della evangelizzazione e quindi della predicazione, così come del resto storicamente ci viene attestato. Il nuovo numero di Koinonia, per quanto assemblato alla meglio, non fa che riproporre questo tema con le sue variazioni ecclesiali, politiche e culturali. Parlando con amici di diverse latitudini, è quasi inevitabile sentirsi dire che “il cristianesimo è finito”, e non c’è da dubitarne. Ma a partire di qui, possiamo contentarci di parlare anche di un post-cristianesimo (ormai post è prefisso risolutivo di tutto!), o possiamo ipotizzare un ritorno a prima che il cristianesimo esistesse?
E’ in questa ottica che suggerirei di leggere Koinonia di gennaio, ma è anche in questo spirito che possiamo vivere l’incontro di domenica 22, rivisitando insieme una stagione significativa della chiesa fiorentina facendo memoria di due amici a loro modo protagonisti di una primavera che non può non offrirci i suoi frutti anche oggi. Ma prima di quella data avremo modo di documentarci ancora meglio, perché alla testimonianza possa seguire un riflessione prospettica per noi e per i nostri giorni in ordine ad un “mondo da salvare” e ad una “salvezza che si faccia storia”. Per il momento, oltre al programma della giornata, viene anticipato il discorso che Giorgio La Pira rivolge al P.Congar e che ci introduce alla comprensione della “stagione lapiriana” che non può rimanere riserva per nostalgici ma diventare spinta propulsiva nel ricordo di due amici comuni, Luciano Martini e Alberto Scandone. Grazie soprattutto ad Aldo Bondi che ci fa rivivere la loro storia.
A presto riparlarne, ma intanto un saluto carico di auguri per un anno di speranza.

Alberto

PS – Come segnalazione da “ultima ora” propongo la lettura e la meditazione della Omelia di oggi di Papa Francesco, al semplice scopo che considerazioni simili aiutino a maturare una consapevolezza di fede comune e un coraggio sereno per quel cambiamento che la Parola di Dio postula. A cambiare deve essere l’universo mentale e lo scenario pastorale in maniera trasversale!

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