(per l'indice cliccare sulla copertina)


La simpatica interpretazione che Renato Scianò ci dà dei Re Magi trova il suo significato nelle parole dell’Apocalisse, con cui i vincitori della “bestia” concludono il “cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell'Agnello”: la visione di tutte le genti che verranno a prostrarsi in adorazione davanti a lui non è altro che il compiersi dei “giusti giudizi” di Dio nella storia e la speranza data al mondo nella sua potenza di salvezza: “Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,1-2).
Al di là della narrazione favolistica, c’è qui il senso più reale e profondo del “mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi, ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria” (Col 1,26-27). È questo in sostanza il mistero del Verbo fatto carne, prima ancora che fatto religioso, moralistico, spirituale, estetico, sentimentale, celebrativo, liturgico, devozionale o anche intellettualistico. E cioè il compimento del disegno di Dio e della sua Parola nel nostro tempo: Cristo luce del mondo!
Questi misteriosi personaggi in ricerca che vengono dall’oriente stanno a testimoniare che “veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9), ma anche a ricordarci che “a quanti l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome” (Gv 1,12). Tra i mille significati che siamo soliti dare al Natale, forse dimentichiamo proprio quello decisivo: quello di “credere nel suo nome"!


.