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"Cari amici, guardiamo avanti con fiducia. C’è un Paese che - come la vedova povera e generosa, di cui parlava il Vangelo di ieri - non solo sa contenere la preoccupazione ansiosa per il domani, ma continua a dare quello che ha e quello che è, senza far rumore, con larghezza di cuore e purezza d’intenzione. La storia è davvero scritta anche dai piccoli, anzi probabilmente proprio loro scrivono la storia più vera e profonda, più ricca di fiducia in Dio e di attenzione agli altri. Su questa via c’è la possibilità per ciascuno di tornare al gusto di relazioni costruttive, perché vere, buone e belle. Il Vangelo non è un sospiro, ma un respiro a pieni polmoni: è quel silenzio che sostanzia ogni parola, quell’appartenenza che porta a riconoscersi comunità, quello sguardo che abbraccia ogni momento della vita".
Sono parole significative, anche nella prospettiva di "Kairòs-Italia" che ci fa guardare al Paese come banco di prova per la Chiesa; ma è anche significativo il fatto che siano state pronunciate dal Card.G.Bassetti in ambito CEI e siano arrivate all'orecchio dei Pastori come indicazione precisa ad essere "chiesa dei poveri" e al fatto che questa povertà salverà il mondo, sull'esempio della "vedova povera e generosa". Sono un richiamo ad una scelta evangelica di povertà che ci riporta sul piano delle "relazioni costruttive, perché vere, buone e belle": dove la povertà diventa l'altra faccia di quella bellezza destinata appunto a salvare il mondo, secondo il suggerimento di Dostoevskij.
Ma prima di Dostoevskij abbiamo la possibilità di contemplare questo connubio povertà-bellezza nella grotta di Betlemme così come poi sul Calvario nel mistero di morte e glorificazione. È l'unico asse portante della storia della salvezza di cui siamo partecipi e interpreti!


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