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Nel primo numero di Koinonia di quest'anno dicevamo: “In molte occasioni e per diversi motivi viene da ripensare a Martino Morganti, con molta gratitudine per la sua testimonianza e per la sua eredità. Il 2019 sta a ricordarci che sono trascorsi 20 anni dalla sua morte ed il desiderio è quello di fare memoria di lui in maniera più allargata”. È quello che in qualche modo vogliamo fare ora, nella convinzione che non si tratta solo di un tributo celebrativo, ma di raccogliere e investire la testimonianza sua e dell'epoca che rappresenta, come richiamo ad una esperienza ecclesiale tutt’altro che esaurita e troppo disattesa.
La foto coglie Martino mentre parla all’incontro di Koinonia del 31 maggio 1997: il testo del suo intervento è riportato a pagina 39. Ma al tavolo insieme a lui ci sono anche Giovanni Franzoni, Giulio Girardi, Enzo Mazzi, che certamente evocano vicende, lotte, scelte troppo facilmente liquidate come scomode. Forse con l’acqua sporca si è buttato via anche il bambino, e cioè quella chiesa nascente, evangelica e profetica, che ora si cercherebbe di riportare alla ribalta, ma più come sollecitazione dall'alto che come movimento di base. Che differenza c’è tra le provocazioni e le proposte di questi pionieri del Vaticano II e gli sforzi di Papa Francesco di portare la chiesa tutta su questi stessi binari? Nessuna meraviglia, perciò, che la chiesa del sinedrio cerchi oggi di isolare perfino un Papa, dopo che in nome suo ha emarginato tanti promotori del Popolo di Dio.
In un tempo in cui la chiesa si vorrebbe “sinodale”, non sarebbe fuori luogo recuperare memoria e potenzialità di tante esperienze di base scartate e disperse. Ma al tempo stesso non sarebbe male che queste forze in diaspora ritrovassero la convinzione e la disponibilità di chi si ritrova sì al di fuori di strutture convenzionali, ma pur sempre al cuore della fedeltà e del servizio del vangelo per le genti. Se davvero andasse in porto il “probabile sinodo della chiesa italiana", sarebbe necessario ridare voce ai tanti esclusi di ieri, che una "chiesa in uscita" dai suoi recinti potrebbe oggi ritrovarsi davanti come suoi avamposti! Ma davvero c'è una volontà di decentramento effettivo o è solo forza gravitazionale di ecclesificazione?


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