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“50 anni di Isolotto” sono rappresentati da questa immagine dell’omonima piazza di Firenze con la chiesa sullo sfondo, quasi ad evocare il conflitto insorto nel 1968 tra chiesa di vertice o clericale e chiesa di popolo o laica:una dialettica sempre aperta, tanto da parlare oggi di una “Chiesa in uscita” tutta da inventare. Riandare a quei tempi non è operazione nostalgica di retroguardia, né volontà di raccontare se stessi, ma istanza di memoria retrospettiva per chi è chiamato a guardare al futuro come Kairòs e non solo come prolungamento dell’esistente.
Si lamenta spesso la dimenticanza e l’abbandono del Vaticano II - se non addirittura la sua archiviazione o tradimento -, ma se ci chiediamo il perché, forse si scopre che il Concilio è arrivato ai nostri giorni decantato e distillato rispetto al dopo-Concilio, un tempo semplicemente rimosso ma non risolto nelle sue provocazioni. E se provocazioni e interrogativi di allora fossero ancora quelli di oggi, magari in un clima più asettico e meno favorevole alla partecipazione? Se sono rimossi dal discorso comune, non possiamo dispensarci dal farcene carico dando tutto per fatto, quando invece i nodi sono sempre da sciogliere. Se all'orizzonte era apparsa la "Chiesa dei poveri", si può dire che sia realtà o rimane un sogno?
Quel processo di riappropriazione della fede e di partecipazione effettiva al cammino del Popolo di Dio è enfatizzato oggi nei documenti sul “Sensus fidei nella vita della Chiesa” (2014) e ”La sinodalità nella vita e nella missione della chiesa” (2018), dove si parla addirittura di “Kairòs della sinodalità”: si cerca insomma di far rientrare dalla finestra quanto si è cacciato dalla porta? Ma tutto risulta devitalizzato! A dimostrazione di ciò capita di leggere la testimonianza di Giuseppe Masseroni “Ho risentito il sapore del concilio” (vedi p. 20): vogliamo tenerne conto?


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