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Ad una Italia che gridava “al voto al voto!” ha fatto riscontro una Italia strattonata verso un governo-scommessa in campo minato. Del resto, davvero nuove elezioni ci avrebbero portati fuori da queste sabbie mobili? Non c'è in gioco solo un aggiustamento politico a circuito chiuso, ma la vita e il destino di un popolo, che non è fatto solo di governabilità! Ecco allora il Presidente del Consiglio designato parlare di un governo del “nuovo umanesimo”.
Non è un caso che questo ambizioso progetto ci riporti al V convegno ecclesiale di Firenze (novembre 2015) dedicato appunto al "nuovo umanesimo", quando Papa Francesco pronunziò il Discorso da cui prendiamo le mosse: le sue sollecitazioni non possono rimanere sulla carta e ci spingono verso quella “conversione pastorale” che ha nella sinodalità il suo banco di prova.
Le poche parole di quel discorso riportate in copertina parlano di un Paese vittima di una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata: un male profondo da cui non si guarisce solo con interventi tecnici e legislativi, ma con un salto di qualità nella coscienza di un Popolo e dei singoli, là dove il vangelo dovrebbe arrivare per cambiare cuore e mentalità. È l’impresa da compiere, prima ancora di interventi settoriali a pioggia. Negli anni di rinnovamento conciliare non sono mancate risposte diverse, ma più a proprio uso e consumo che per rispondere alla necessità di una impostazione radicale della predicazione del vangelo a 360°.
Se il Papa indica in questo suo discorso la “cartella clinica” per la chiesa italiana, noi forse potremmo ripetere che sì, i vari interventi sono riusciti con successo, ma che il paziente purtroppo non ce l’ha fatta. Dicendoci una volta per tutte che non è più questione di ricette o di “ospedali da campo” attrezzati, ma di operatori che si spendano per il vangelo senza garanzie e senza obiettivi di sorta: “Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono” (Mt 4,20). Nella gioiosa incertezza di essere “pescatori di uomini”. Anche in questo nostro Paese a rischio!


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