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È il volto di Liliana Segre, come è apparso nel corso della sua ultima testimonianza pubblica a Rondine (Arezzo) il 9 ottobre: un vero e proprio messaggio all'umanità e un testamento per le future generazioni. Bisognerebbe evitare che simile evento subisse la legge dell’usura quotidiana che vige nell'informazione minuto per minuto. Per quanto ci è dato vogliamo sottrarlo all'indifferenza e all’oblio e farlo passare nella nostra memoria storica come testamento per l'umanità a cui tornare per misurare l’insondabile degenerazione e perversione di cui siamo capaci, ma anche e soprattutto per ritrovare insieme quella irriducibile fede nella vita che vince la morte.
Liliana Segre ha deciso di rientrare in quel silenzio a cui è stata obbligata per tanti anni, ma ormai è lei stessa in persona, al di là delle sue parole di verità, memoria vivente del duello tra la vita e la morte, e per questo vuole passare il suo testimone anche a noi per un futuro meno fratricida e meno spietato. Come se lei ci dicesse: fate memoria di me! (ricordatevi di me)
Se si legge il capitolo primo dell'enciclica “Fratelli tutti”, non si esita a pensare e temere che parole come deportazione, sterminio, olocausto non siano poi del tutto fuori uso. C'è scritto: “sogni che vanno in frantumi”; “la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro”; “si nega ad altri il diritto di esistere e di pensare”; “certe parti dell’umanità sembrano sacrificabili a vantaggio di una selezione”; “la fine della coscienza storica”; “si favorisce una perdita del senso della storia che provoca ulteriore disgregazione”; “il sogno di costruire insieme la giustizia e la pace sembra un’utopia di altri tempi”.
Riguardo alla recente enciclica, si potrebbe dire che non c'è niente di nuovo rispetto ai ripetuti messaggi di papa Francesco, salvo qualche punto relativo alla pena di morte e alla carcerazione. Ma il rischio è di contentarsi ancora una volta di discutere sul dito e sull'appello e perdere di vista la luna della fraternità da conquistare. In simili frangenti capita di avere tra le mani un libro del compianto amico Franco Marton - Comunione e comunità a partire dai poveri - che potrebbe fare da guida in questo cammino. Intanto ne riprendiamo qualche paragrafo, per avere anche lui come compagno di strada.



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