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Le poche parole del card G.Ravasi non possono rimanere nascoste tra le pieghe di una intervista ormai tramontata. Anche se en passant, sono la radiografia di un Paese senza più fisionomia, nei confronti del quale i cristiani dovrebbero essere come spina nel fianco e provocazione di fede. Ma quanto riescono a provocare ad intra la necessaria consapevolezza del problema e non contentarsi di un rituale gridare al lupo? Se le cose stanno effettivamente come si dice, non basta neanche un volenteroso “armiamoci e partite”, se prima non c’è un ripensamento radicale di come “predicare il vangelo” in questo e a questo Paese. Purtroppo siamo convinti che ciò venga fatto e contenti di come viene fatto, quando invece proprio lì è il nodo da sciogliere di un problema che ha troppe soluzioni formali e tecniche per essere preso realmente sul serio.
In realtà, se lo vogliamo riconoscere, esiste un problema-Paese per chi lo deve rivisitare vangelo alla mano; esiste un interrogativo-chiesa in ordine all’annuncio del vangelo; esiste una responsabilità teologica – prima che pastorale - per quanti sono chiamati a ritrovare criticamente una via di comunicazione tra vangelo e Paese! Ci sta a cuore che non si spenga il lucignolo fumigante (Mt 12,20), mentre osiamo rilanciare l’originaria spinta propulsiva di Koinonia, che non ha mai mirato a realizzazioni specifiche fine a se stesse, ma ha guardato all’istanza di fondo dell’annuncio del vangelo alle genti. Se ora ci mettiamo alla prova davanti a montagne da spostare non è per la presunzione di farcela, ma perché non è lecito sottrarvisi, e perché solo una presa di coscienza della base e un'azione dal basso possono creare le condizioni per una iniziativa efficace non solo d’ufficio.
Di qui la proposta e la richiesta di partecipazione a tutti i livelli: non per attuare progetti predefiniti, ma semplicemente per mettere mano all’aratro di Kairòs-Italia: per chiedersi e per sapere quale vangelo per un “popolo di eroi, di santi, di poeti, di artisti, di navigatori, di colonizzatori, di trasmigratori”. Ma un popolo ormai alla ricerca di se stesso!


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