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La rivoluzione interrotta è quella copernicana del Vaticano II, per uscire dal sistema tolemaico o ecclesiocentrico di cristianità e portare la barca di Pietro sulla riva di un mondo in via di scristianizzazione. Fatti di cronaca e scelte ecclesiali possono spiegare come sono andate le cose, ma rimane da chiedersi cosa ci fosse realmente in gioco e soprattutto come poter riprendere il filo di un discorso rimasto a mezzo a danno di tutti.
Non è fuori luogo ricordare che un reale processo di innovazione si è sviluppato in campo liturgico, dando origine al fenomeno delle "comunità di base" nato in ambito delle celebrazioni eucaristiche. Questo ci dice che è qui il punto a cui tornare e da cui ripartire, senza dare per scontato che tutto sia ormai fatto e fuori portata per ogni altra iniziativa. È troppo dire che una “questione eucaristica” è più che mai aperta, non solo su un piano di fatto (sarebbe troppo facile provarlo) ma in linea di principio e storicamente?
L’immagine di copertina "Cena di Emmaus" di Bruno Antonello sta a dimostrare anche in chiave pittorica l'evoluzione che c’è stata nei secoli nel modo di rappresentare, pensare, celebrare, sentire, vivere la prassi eucaristica come forma della chiesa. Sta di fatto che noi siamo eredi di un modello tridentino di Eucarestia, ma al di là di espedienti liturgici di contorno, non è possibile parlare di Eucarestia post-Vaticano II, se non come rivoluzione interrotta. Come si spiega, ad esempio, che gli attacchi più violenti e più sottili al Concilio avvengano in chiave liturgica e addirittura come contrapposizione di "messali" o "Riti della messa", fino a scomodare Pio V?
In IV di copertina si riportano alcune parole dal Documento CEI Eucarestia, comunione, comunità che prefigurano un cambiamento come coincidenza annuncio-chiesa-eucarestia, e quindi come comunità missionaria. È su questa falsariga che ci muoviamo, con la possibilità di chiamare a sostegno di una effettiva "conversione pastorale" il P. Yves Congar, anche per ricordarlo nel 25° della morte.



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