17 novembre 2019 - XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

 

Francesco Hayez: La distruzione del Tempio di Gerusalemme (1867)

 

 

PRIMA LETTURA (Malachìa 3,19-20)

 

Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno.

Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà - dice il Signore degli eserciti - fino a non lasciar loro né radice né germoglio.

Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

 

 

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 97)

 

Rit. Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.

 

Cantate inni al Signore con la cetra,

con la cetra e al suono di strumenti a corde;

con le trombe e al suono del corno

acclamate davanti al re, il Signore.

 

Risuoni il mare e quanto racchiude,

il mondo e i suoi abitanti.

I fiumi battano le mani,

esultino insieme le montagne

davanti al Signore che viene a giudicare la terra.

 

Giudicherà il mondo con giustizia

e i popoli con rettitudine.

 

 

SECONDA LETTURA (2 Tessalonicési 3,7-12)

 

Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi.

Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.

Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.

 

VANGELO (Luca 21,5-19)

 

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

In altre parole

 

L’aspirazione segreta di tutti è un mondo purificato, l’attesa di quel “giorno rovente come un forno”, quando “tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà - dice il Signore degli eserciti - fino a non lasciar loro né radice né germoglio”. E fin qui siamo tutti d’accordo, pensando che possa sorgere di qui il sol dell’avvenire. Ma quando ci rendiamo conto che questa prova del fuoco investe inevitabilmente anche noi, allora non siamo più tanto sicuri di uscirne illesi, e allora preferiamo contentarci di coesistere con la zizzania, per paura di essere sradicati anche noi. Non abbiamo dentro la forza e la certezza che per quanti hanno il timore del suo nome “sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia”. Ripensando al passo del vangelo di domenica scorsa, dobbiamo dire che il conflitto tra “i figli di questo mondo” e “i figli della resurrezione” è prima di tutto dentro di noi!

La nostra speranza è troppo labile e fragile per superare ostacoli e resistenze per una attesa vigile e paziente delle “cose future” e per resistere a “tutto ciò che deve accadere”: “Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo» (Lc 21,36; Ap 22,6). Non è esagerato dire che tutto il vangelo, in fondo, altro non è che esortazione, insegnamento, preparazione a vivere il compimento e la fine dei tempi, la venuta del Regno di Dio e la venuta del Signore. È una condizione nella quale già ci troviamo: gli “ultimi tempi” sono già in atto! E quando diciamo “fine del mondo” non è da intendere un nuovo avvenimento a sé, ma è piuttosto un processo aperto di cui rendersi e tener conto.

Se poi vogliamo guardare all’atteggiamento e comportamento di Gesù a questo proposito, le parole del Battista lo fanno capire subito: “Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco… Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile” (Mt 3,10.12). Il riferimento è al Messia, e quando Gesù farà il suo “discorso escatologico” – e cioè sulle cose ultime, come il brano del vangelo odierno – non fa altro che approfondire ed esplicitare il senso stesso della sua prima e della futura “venuta”. Tanto che in Gv 12,27 egli dice: “Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora”. Così come parla della “loro ora” quando ci vuole dire del “nemico” da sconfiggere, come del resto la 1Gv 2,18 ci conferma; “Figlioli, questa è l'ultima ora. Come avete udito che deve venire l'anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l'ultima ora”.

 

Di fatto è questa la situazione che ci viene presentata oggi da Luca. Sorprende il fatto che anche cose così importanti Gesù le dica quasi occasionalmente, prendendo spunto da quanto vede e sente dire intorno.  Poco prima aveva visto nel Tempio la povera vedova depositare il suo spicciolo, sottolineando che aveva offerto più di tutti, quanto aveva per vivere. Si trattava di una testimonianza di fede che lo rallegrava. Subito dopo però sente fare da altri – forse gli stessi discepoli, e in netto contrasto col suo sentimento - discorsi di “belle pietre e doni votivi” che ornavano il Tempio. A questo punto non può più trattenersi e drasticamente avverte che di quanto essi ammiravano non sarebbe rimasta pietra su pietra: riferendosi certamente al tempio – come ci illustra l’immagine -, ma in prospettiva anche a Gerusalemme e in ultima analisi all’intero mondo creato, destinato a dissolversi. Ci sarà una nuova creazione, ci sarà la Gerusalemme celeste, ma non ci sarà più un tempio!

 

Chi lo ascolta dire simili cose, non può fare a meno di chiedergli tempi, modi e segni di questi eventi. E a questo proposito la prima raccomandazione che fa è quella di non lasciarsi trarre in inganno e farsi illudere; perché ci sarà chi si spaccia per messia in suo nome e chi profetizza tempi ravvicinati a proprio piacimento e comodo per estorcere consenso e onori. Sì, ci saranno sconvolgimenti vari e terrificanti e segni grandiosi nel cielo, ma non sarà questa la fine: non è che il teatro della storia da sempre! La vera insidia viene da quanti da sempre combattono e perseguitano lui, gli anticristi che non sopportano il suo modo di essere “il Cristo di Dio” – il messia – e non tollerano quanti portano il suo nome nella umiltà e nella povertà, per appropriarsene in maniera esclusiva come motivo di potere. Siamo avvertiti: “Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti” (Mt 24,24).

 

Non a caso aveva detto “ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Mt 10,16). Non lasciatevi ingannare da lupi vestiti da agnelli! Di fronte a tutto questo ci è data però l’opportunità di rendere testimonianza, così come lui è venuto nel mondo “per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37), secondo quanto ha dischiarato davanti a Pilato. Qualcosa insomma che traspare e traspira dalla vita e non richiede difese di ufficio, mentre veniamo rassicurati ancora da queste sue parole, che forse bisognerebbe tenere più che mai presenti: “Io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere”.

 

Neanche quando questi avversari saranno quelli di casa propria o amici vicini, che possono odiarci e disconoscerci anch’essi a causa del suo nome: e cioè di quanto il suo nome rappresenta come promessa e speranza di salvezza, ma anche in quanto giudizio sul mondo, “perché il principe di questo mondo è stato giudicato” (Gv 16, 11). Ciò che non deve venir meno è la perseveranza, perché è quella che può salvare la nostra vita.  Ed è, in fondo, quanto ci era stato già detto in ben due delle beatitudini: “Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli” (Mt 5,10-12). Ci viene confermato il carattere ultimativo del vangelo del Regno di Dio, di “Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente” (Ap 1,8).

 

Se poi vogliamo tornare al quotidiano, abbiamo il quadro che san Paolo ci offre di sé presso la comunità di Tessalonica, dove si propone come esempio di laboriosità a quanti invece pensano che l’attesa del regno di Dio autorizzi a stare con le mani in mano, nella pretesa di avere tutto assicurato: un atteggiamento che porta ad “una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione”. Senza mezzi termini, ecco il suo richiamo: “A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità”. Qualche risonanza queste parole potrebbero averla anche per noi, soprattutto quando avanziamo attese e diritti in nome di Cristo dalla carità altrui. Ma anche quando in nome di Cristo favoriamo pretese di accoglienza e assistenza indiscriminata senza alcuna reciprocità di impegno e di corrispondenza. Forse abbiamo di che pensare e di che discutere! (ABS)


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