5 maggio 2019 -  III DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

 

 

René Paresce: La pesca miracolosa (1932)

 

PRIMA LETTURA (Atti degli Apostoli 5,27-32.40-41)

 

In quei giorni, il sommo sacerdote interrogò gli apostoli dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo».

Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».

Fecero flagellare [gli apostoli] e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.

 

 

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 29)

 

Rit. Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

 

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,

non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.

Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,

mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

 

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,

della sua santità celebrate il ricordo,

perché la sua collera dura un istante,

la sua bontà per tutta la vita.

Alla sera ospite è il pianto

e al mattino la gioia.

 

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,

Signore, vieni in mio aiuto!

Hai mutato il mio lamento in danza,

Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

 

 

SECONDA LETTURA (Apocalisse 5,11-14)

 

Io, Giovanni, vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce:

«L’Agnello, che è stato immolato,

è degno di ricevere potenza e ricchezza,

sapienza e forza,

onore, gloria e benedizione».

Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano:

«A Colui che siede sul trono e all’Agnello

lode, onore, gloria e potenza,

nei secoli dei secoli».

E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E gli anziani si prostrarono in adorazione.

 

 

VANGELO (Giovanni 21,1-19)

 

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

 

 

In altre parole…

 

 

È bene ricordare che non ho l’esclusiva di questa nostra  “lettura” della Parola di Dio che fa da vademecum nel nostro cammino. Anche se qualche considerazione  la faccio pensando a voi e quasi alla vostra presenza, rimane che questo spazio di comunicazione è aperto a chiunque si senta chiamato a “leggere” in chiave “profetica”  - umana ed ecclesiale, e non solo in funzione soggettiva – quanto la Scrittura propone e quanto lo Spirito dice alle chiese nel nostro contesto di vita, fino a  poter dire: «E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».

Forse possiamo rimanere su questa scia e metterci anche noi nei panni di testimoni insieme allo Spirito Santo: la testimonianza è sempre collegata all’opera dello Spirito e mai semplice dimostrazione di nostre buone opere. Non si tratta solo di dare prova di proprie convinzioni, di appartenenza e coerenza personale, ma di lasciarsi coinvolgere dallo Spirito che genera e anima quei “fatti”, di cui diventare a nostra volta protagonisti in obbedienza a Dio piuttosto che agli uomini. Si capisce subito che parlare di testimonianza e di testimoni è tutt’altro che esibizione apologetica o espediente proselitistico. Cerchiamo per quanto possibile di capire di che si tratta attraverso questo brano degli Atti e dall’insieme delle letture di questa domenica.

Per prima cosa ci viene detto che c’è sempre un contesto di conflitto, di opposizione e di divisione, nel quale pronunciarsi e prendere posizione. In questo caso al centro del contrasto c’è un “nome” - quello di Gesù – motivo in tutta Gerusalemme di discussioni, di pronunciamenti opposti quanto alle responsabilità della sua morte e quanto alla dignità di quel suo “Nome” - Salvatore -  che lo poneva presso Dio. È quel “nome nuovo” di cui ci dice l’ Apocalisse 2,17 e 3,12.

Se questo era il motivo del contendere, le forze in campo sono il sinedrio col sommo sacerdote e gli apostoli, diffidati appunto dall’insegnare in nome di quell’uomo, ma pronti a prendere posizione: ad affermare pubblicamente che Dio aveva risuscitato e innalzato alla sua destra colui che essi avevano ucciso appendendolo a una croce.

Dopo aver riconosciuto che ad operare in noi è lo Spirito del Signore, testimonianza sta a dire pronunciamento sull’opera di Dio e denuncia dell’operato degli uomini, ma anche disobbedienza civile o legale, a costo appunto di flagellazioni o torture, subite  per essere dissuasi dal parlare “nel nome di Gesù”. Ma per tutta risposta, una volta rimessi in libertà, essi “se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù”.

Tutto quindi si gioca intorno a questo “Nome” - segno di contraddizione. Ma se da una parte “tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati (2Tim 3,12), sappiamo anche che i perseguitati a causa della giustizia sono beati “perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,10). Quindi, testimonianza comporta anche persecuzione, che per assurdo diventa motivo di beatitudine e di letizia grazie al regno dei cieli donato!

A trasferirci nel regno dei cieli e a farci capire quale è la testimonianza finale a cui siamo chiamati ci pensa Giovanni nel passo dell’Apocalisse: siamo in quel versante della vita o della storia – difficile indicarlo – che noi consideriamo zona d’ombra, ma che è il mistero e la sostanza viva della fede e del credere: miriadi di angeli che possiamo vedere e udire “attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani”. È la visione della corte celeste, in cui insieme agli angeli ci sono figure diverse, tra le quali i 4 esseri viventi che sono i cherubini (ed in cui si raffigurano i 4 evangelisti) e i 24 vegliardi che rappresentano l’intero Popolo di Dio nella sua totalità.

Al coro degli angeli e della Gerusalemme celeste si aggiungono “tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano”, per rendere la stessa testimonianza all’“Agnello, che è stato immolato”, con parole che sono quasi un ritornello verso colui che, secondo le parole di Pietro, era “innalzato alla destra del Padre come capo e salvatore” e che è acclamato tale precisamente nella figura di “agnello”. È quanto viviamo e diciamo di continuo nelle nostre liturgie, forse più in senso allusivo che con valore di realtà, come di fatto è! Ma la giusta circolazione tra vita e liturgia è sempre da trovare.

La scena finale del vangelo di Giovanni sul mare di Tiberiade è illuminante in questo senso ed è come una ripartenza per quelli che erano stati chiamati come “pescatori di uomini”, e che sembra fossero tornati al loro mestiere di semplici pescatori, dopo tanta delusione e nonostante avessero già visto il Risorto. Ma proprio grazie alla pesca andata a vuoto e al rinnovato e timoroso incontro col “Signore” grazie alla “grande quantità di pesci” pescati sulla sua parola, e grazie al pasto consumato con lui lungo la spiaggia, si avvera il passaggio dalla figura alla realtà, dalla chiamata alla missione, dalla sequela alla testimonianza del martirio: “Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: Seguimi”.

Questo “seguimi” finale ripetuto a Pietro, dopo le ripetute sue dichiarazioni di amore e di attaccamento, lascia pensare all’avvertimento valido per tutti e sempre, che nella versione di Marco 8,34 suona così: “Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.  La testimonianza a cui siamo chiamati è prima di tutto questa! E non è pensabile senza la potenza dello Spirito, a cui forse bisognerebbe fare più spazio! (ABS)


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